L'Abbazia della Madonna del Monte di Cesena in Romagna, è uno dei segni più caratteristici del paesaggio cesenate. La mole, il
tozzo tamburo senza cupola e l'abside polilobata della chiesa sono visibili
quasi da ogni punto della città e della campagna circostante. Meta ogni anno,
nel giorno dell'Assunzione (15 agosto), di una tradizionale
passeggiata-pellegrinaggio e sede ormai abituale di manifestazioni musicali e
culturali, l'abbazia occupa un posto di rilievo nella vita cittadina degli
abitanti di Cesena.
È raggiungibile agevolmente in automobile, attraverso i quartieri residenziali
sorti negli ultimi decenni sulle pendici del colle Spaziano di Cesena ,ma anche a piedi,
seguendo l'antico percorso che collegava il monastero alla porta Santa Maria.

Chiesa della Madonna del Monte
particolare del coro ligneo
Non possediamo elementi certi per stabilire l'epoca esatta
nella quale San Mauro sarebbe vissuto: essa è oggi collocata fra la metà del IX
secolo e la prima metà del X. Pier Damiani racconta che la sepoltura del santo
divenne negli anni oggetto di una sempre crescente devozione popolare: la chiesa
fu ampliata ed abbellita e, in un periodo presumibilmente compreso fra il 1001 e
il 1026, fu fondato il monastero. Già alla metà del secolo il convento poteva
contare su vasti possedimenti e, alla fine del Duecento, appare come una delle
strutture religiose più ricche della città.
Fortificato da Francesco Ordelaffi nel 1356, fu gravemente danneggiato durante
la lotta contro le truppe papali del cardinale Albornoz. Nel 1366 Urbano V
concedeva indulgenze a chi avesse collaborato alle riparazioni. Nel Quattrocento
il convento fu in parte ricostruito e nel secolo successivo si procedette al
totale rifacimento della chiesa; i lavori ebbero inizio nel 1548, sotto la
direzione di Domenico Garavini da Brisighella.
Fino a quell'anno la chiesa ebbe pianta basilicale, a tre navate con pilastri in
cotto e abside poligonale.

Chiesa della Madonna del Monte
pozzale nel chiostro grande (XVI secolo)
Nel corso del rifacimento cinquecentesco, le vecchie navate
centrale e destra vennero unificate in una più ampia navata centrale, mentre la
vecchia navata sinistra fu trasformata in una serie di cappelle.
Altre cappelle corrispondenti a queste furono realizzate ex novo a destra. La
parte sinistra dell'antica chiesa sopravvive così incorporata nella stuttura
esistente: una parte di un antico pilastro in cotto è visibile all'imbocco della
scala laterale sinistra che scende alla cripta. Nel 1567 l'architetto bolognese
Francesco Terribilia fu incaricato della realizzazione della cupola che, già
terminata l'anno successivo, fu poi decorata ad affresco da Francesco Masini con
una "Assunzione della Vergine".
Probabilmente spetta al Terribilia anche la realizzazione dello scalone nella
sua configurazione odierna. Quello realizzato dal Garavini pochi decenni prima,
infatti, aveva una rampa centrale che scendeva nella cripta, mentre le due rampe
minori laterali salivano al presbiterio. In occasione del Giubileo dell'anno
1600 le cappelle di sinistra vennero dotate di nuovi altari e di pale, e
quarant'anni più tardi Giambattista Razzani eseguiva decorazioni ad affresco.
Il terremoto del 20 ottobre 1768 danneggiò irreparabilmente la cupola che,
demolita, fu sostituita da Pietro Carlo Borboni con un basso catino. Dal 1771
Giuseppe Milani si dedicò alla completa affrescatura del presbiterio. Dal 1777,
infine, una totale ristrutturazione del convento fu condotta dall'architetto
Giuseppe Brunelli. Il 7 agosto 1797 i sessantasei monaci che la occupavano
ricevettero l'ingiunzione di lasciare l'abbazia. Abbandonata per pochi anni,
essa fu poi ripristinata e assegnata ai Minori Conventuali. Con la soppressione
definitiva del 1810 anche questi monaci dovettero lasciare il convento, che fu
posto in vendita nel 1812.
L'intero della chiesa è a una navata con quattro cappelle per lato. In alto, sui
tre lati, corre il fregio di Gerolamo Longhi che contiene quattordici scene
della vita della Vergine alternate a figure di putti, profeti e sibille:
terminato nel 1559 fu scialbato nei secoli sucessivi e rimesso in luce solo
all'inizio del nostro.
Nella prima cappella a destra è stato collocato l'ingresso della chiesa. Nella
successiva, "L'Annunciazione" di Bartolomeo Coda, tavola commissionata dai frati
ma pagata da Federico da Montefeltro nel 1543.
Si tratta dell'unica opera conosciuta che rechi la firma del
pittore riminese. Nella terza cappella, "San Mauro risana gli infermi", tela di
Francesco Mancini (1704). Nel tondo, una cinquecentesca "Deposizione".
Nell'ultima cappella, "La presentazione di Gesù Bambino al Tempio" e "La
Purificazione della Vergine", tavola di Francesco Francia dipinta intorno al
1515.
Nella cappella corrispondente sul lato sinistro, "La Vergine con Cristo in
Pietà", bella opera tarda del Mastelletta (1620-40).
Le tre cappelle successive furono dotate di ancone e tele (di assai scarso
valore) in occasione del giubileo del 1600.
Per lo scalone del Terribilia (originariamente in pietra, rifatto in marmo nel
1914) si sale al presbiterio, dove si conserva il sontuoso coro, splendida opera
di intaglio realizzata fra il 1560 e il 1563 dal bresciano Giuseppe Scalvini,
poliedrico artista attivo con la sua bottega a Milano, Ravenna e, sembra, in
alcuni centri della Germania.
Una conferma del ruolo di primo piano che la basilica ha avuto da secoli nella
vita religiosa della città è data dalla straordinaria collezione di ex voto
costituita da tavolette dipinte a partire dal Quattrocento che raffigurano,
spesso con mano ingenua ma a volte con modi artisticamente apprezzabili, i molti
miracoli con i quali la Vergine del Monte esprimeva la sua protezione a Cesena e
ai cesenati.
Dal presbiterio si passi alla sacrestia dove, assieme a importanti arredi del
XVIII secolo, sono esposte alcune opere pittoriche di notevole valore fra le
quali vanno ricordate un bel "San Giovanni Evangelista" su tavola, di ambito
veneziano trecentesco, la "Presentazione di Gesù al Tempio" di Francesco
Menzocchi (1534), la "Sacra Famiglia con i Santi Gioacchino, Maddalena, Gerolamo
e Benedetto" di Gaspare Sacchi (1536), firmato, ultima opera nota del pittore
imolese, e il "Cristo e la Maddalena al pozzo" di Marcantonio Franceschini.
Tornati in chiesa si scenda, per una delle rampe laterali dello scalone, alla
cripta, un basso ambiente realizzato sotto il presbiterio, diviso in tre navate
da grossi pilastri. In fondo, il venerato sarcofago di Seia Marcellina, di età
romana e usato, secondo la tradizione, per contenere le spoglie di San Mauro.
Sopra, una croce in pietra del IX secolo. Dalla cripta si passi alla sala
capitolare con la bellissima volta a ombrello nelle cui lunette sono dipinti "I
dodici Apostoli, San Benedetto, San Mauro e San Placido".
Nel tondo al centro della volta, "L'Assunzione della Vergine" e, nella calotta
della nicchia che contiene l'altare, "L'Incoronazione della Vergine".
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