Le
principali attrattive di Russi
La Villa romana - Scoperta per caso nel 1938,
è certamente uno dei
ritrovamenti romani più importanti
del Nord Italia. Il grande interesse della
Villa è dato dalla
completezza della costruzione agricolo-industriale con
abitazione del dominus a due piani e mosaici pavimentali
di notevole bellezza.
La villa nasce nel periodo augusteo
(I secolo a.C.) per raccogliere e
trasformare i prodotti
dell'entroterra ravennate, per alimentare la stessa città
ed il porto di Classe, a quel tempo in grande espansione
per volere di Augusto.
I lauti guadagni permettono al dominus
ampliamenti ed abbellimenti che
raggiungono il massimo fulgore
fra I e il III secolo d.C.. I mosaici sono in
bianco e nero con
eleganti motivi e tutti diversi l'uno dall'altro, mentre gli
intonaci
delle pareti sono affrescati con figure di animali e festoni di fiori a
colori vivaci. Oltre all'abitazione, degni di nota sono una grande
sala di
rappresentanza, camere e servizi per gli ospiti, la residenza
del procuratore ed
il reparto industriale con fornace, officina,
falegnameria, sale di lavorazione
dei prodotti, cucine ed impianto i
drico con vasche e fontane di abbellimento.
Da
poco è stata scoperta una grande centrale termica che serviva
tutto il complesso
ed in particolare le Terme, dove si potevano
fare i bagni caldi e freddi a
piacimento. Con la decadenza del
porto di Classe comincia anche quella della
Villa che, verso la
metà del IV secolo, viene lentamente abbandonata.
Attualmente il complesso della Villa romana è di proprietà
dello Stato. Alcuni
reperti archeologia rinvenuti sono esposti
al museo nazionale di Ravenna, altri
sono visionabili nell'aula
didattica allestita in loco.
Palazzo San Giacomo -
Sorge a 2 Km. da Russi, presso l'argine destro
del fiume Lamone
ed è attualmente di proprietà comunale. Probabilmente la villa
sorse
sul vecchio palazzo dei Raffanara.
L'edificio fu costruito fra il 1664 e
il 1674 come luogo di
villeggiatura estiva, dai conti Rasponi
(una delle
famiglie più nobili e potenti della Romagna),
a cui appartenne per secoli. Le
sale del palazzo avevano ed in
parte ancora conservano soffitti dipinti
dall'agostiniano di Ravenna,
Cesare Pronti. Nell'Ottocento San Giacomo si
trasformò in ritrovo
di patrioti e sede di cospirazioni. Oggi è visitabile e
aperta al culto
la sola cappella, dedicata a San Giacomo, che risale al 1774 ed
è
opera documentata dell'architetto Cosimo Morelli.
Chiesa Arcipretale - È dedicata a Sant'Apollinare.
La sua costruzione
su un progetto dell'architetto G.B.
Campidori di Faenza, fu iniziata nel 1785 e
terminata nel 1788,
grazie all'opera dell'arciprete Stefano Cattani. È ricca di
statue,
opera dei celebri plasticatori faentini Ballanti e Graziani.
L'altare
maggiore, di fine fattura con marmi pregiati, proviene
dalla soppressa chiesa
delle monache del Corpus Domini di Ravenna.
Chiesa dell'Addolorata -
detta anche dei Servi, perché appartenente
all'Ordine dei Servi
di Maria. È una bella e misurata costruzione settecentesca
iniziata
nel 1756, ma ultimata molto più tardi. E primo disegno è attribuito
ad
Antonio Farini, ma in un secondo tempo deve essere stato
rielaborato dal faentino Gioacchino Tomba, quando nel 1776
si assunse l'onere di portare a
termine l'opera.
È decorata a stucchi belli e leggeri, particolarmente eleganti
quelli della cantoria.
Pieve di San Pancrazio -
La tradizione vuole che la Pieve fosse fatta
edificare da
Galla Placidia nell'anno 43 d.C., ma l'unico documento
che
accenna alla sua esistenza è del 963 d.C..
Da diversi studi si fa risalire
infatti la sua costruzione
all'VIII-IX secolo. Fino al 1944 era ben conservata,
ma le azioni belliche ne distrussero purtroppo una parte,
abside compresa. È la
pieve più antica della zona, conta
tre navate con pilastri rostrati dalla base
fino al tetto:
pur essendo per metà rifatta, costituisce un'importante
testimonianza di antica architettura religiosa.
Pieve di S. Stefano in Tegurio a Godo -
La denominazione S. Stefano in Tegurio è probabilmente da riferirsi
all'antico corso del fiume Tegurio
(Montone), che scorreva non
lontano dal luogo in cui era stata eretta la chiesa.
Il primo documento della sua esistenza risale al 963.
Ripristinata, dopo i danni
arrecati dagli eventi bellici dell'ultima guerra,
è rimasta molto simile
all'edificio originario, soprattutto nella navata
centrale, con pilastri
rostrati e colonne di pietra con antichi capitelli.
Museo dell'arredo contemporaneo -
Nella San Vitale, la strada che
collega Russi a Ravenna,
è sorto dal 1988 A "Museo dell'arredo contemporaneo".
Artefice di tale iniziativa è Raffaello Biagetti, pittore, artigiano
e titolare
di un negozio di arredamento.
Questo museo, unico in Italia, raccoglie brani
della storia
dell'arredo dal 1880 al 1980. I trecento pezzi fra mobili e
lampade
esposti, sono raggruppati in una serie di tappe:
vere e proprie stazioni che
sottolineano alcuni momenti
significativi della storia del disegno, della
grafica, della moda,
dell'architettura e delle arti applicate.
La
storia di Russi
Le tracce di una grande villa padronale e di una agricoltura
avanzata: poi le
nebbie di più di mille anni che,
quando cominciano a diradare, rivelano i
connotati di un territorio
afflitto da dissesto idraulico e non di meno
duramente conteso da città vicine.
Fin dall'alto Medioevo, infatti, la zona dove si inserirà il
"castrum" di
Russi fu contesa da faentini e ravennati,
i quali avevano costruito in questo
territorio i castelli di
Raffanara e di Cortina, per difendersi dalle
aggressioni
degli avversari faentini.
Nel 1234, durante le frequenti lotte fra le due "città",
i faentini
abbatterono le due roccaforti lasciando i
ravennati senza difesa. In questo
territorio sorse un
centro e fu necessariamente un castello,
cioè un centro
fortificato.
Russi nacque così nel 1371 per volere di Guido Da Polenta
(sesto
dei "Signori" della casata ravennate),
che visse nel castello fino al 1377.
Alterne furono le successioni fra le casate
Polentane e quelle dei faentini
Manfredi,
per il controllo dello strategico "castrum" russiano.
I primi tre decenni del XVI secolo furono comunque terribili.
Il castello
subì infatti diversi assedi: prima da parte delle truppe
del Borgia, poi dalle
forze della Lega di Cambrai, infine il
tremendo eccidio del 3-4 aprile del 1512
da parte di
Gastone di Foix. Ad accrescere le sventure, nel 1527
passarono per
il territorio russiano le truppe di Carlo di Borbone
dirette a Roma, forze che
occuparono il castello
saccheggiandolo, uccidendo e rubando.
Dopo varie vicende, Russi nel 1568 ritornò sotto la giurisdizione
di Faenza,
ma riuscì ad ottenere magistrature proprie ed autonomia
amministrativa. Da
allora la cittadina seguì le vicende dello
Stato Pontificio, del quale faceva
parte e sotto
il quale rimase fino al 1859, quando la Legazione di Ravenna
si
sottrasse alla sua dominazione.
Entrano sulla scena russiana i Farini e i Baccarini, che danno
alto prestigio
al paese e alla nazione in campo politico e sociale,
i Babini ed altri in quello
economico-industriale, provocando
un radicale cambiamento nella vita economica
del paese e
imponendosi in campo internazionale. Russi fu poi, con in
testa
Domenico Antonio Farini, la fucina di un importante centro
di azione per gli
sviluppi del
Risorgimento. Nella rivoluzione del 1831 Russi fu infatti il primo
paese di
Romagna ad insorgere, ma a fare le maggiori spese
di tale insurrezione fu, il 31
dicembre del 1834, lo stesso Farini,
che in un'imboscata venne colpito a morte.
Da quell'anno al 1870,
ben 367 furono le presenze di russiani in moti e guerre
per l'
indipendenza di Italia. L'eredità morale e politica di Domenico
Antonio Farini, proseguirà comunque con il nipote Luigi Carlo che
diventerà più tardi
Dittatore dell'Emilia e Presidente del Consiglio.
Sempre su quelle orme si
muoveranno poi il ministro
Alfredo Baccarini e Domenico Farini, figlio di Luigi
Carlo,
Presidente della Camera e del Senato.
Dopo l'unità d'Italia si insediò nel paese un Consiglio comunale
con spiccate
tendenze laiche; in questo nuovo contesto Russi,
da centro prevalentemente
agricolo,
iniziò i primi passi verso l'industria e il commercio
(già fiorente in
seno alla cittadina dal XVI secolo).
Nel 1878 a Russi venne concesso, con decreto reale,
il titolo di città. Fra
gli altri russiani illustri sono da ricordare
Silvio Gordini pittore, insegnante
e direttore per 34 anni
dell'Accademia delle belle arti di Bologna; l'architetto
Arnaldo Foschini, presidente dell'Accademia di
San Luca e lo storico Delio Cantimori, accademico dei Lincei.
Dove si trova
Russi in Romagna ?
Altezza sul mare: m
12
Distanza da Ravenna: km 16
Frazioni di Russi:
Godo, San Pancrazio.

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