Appena giunti in paese si nota l'arco di ingresso al borgo
fortificato detto
Porta Curina (secolo XV) in cui è murato
lo stemma dei Piccolomini.
Si
notino le linee medioevali degli edifici sulla sinistra.
Si salga direttamente verso la rocca, tralasciando,
sulla destra, la chiesa
di San Paolo che si visiterà al ritorno.
Sulla via c'è la Bottega del Vasaio,
un antico laboratorio artigiano che la famiglia Franchetti
si tramanda da
centinaia d'anni. All'interno ci sono i due
torni a piede e tutti gli oggetti in
terracotta che con essi si
producono: da notare il vasellame che ha mantenuto
intatte
le forme e i colori arcaici della cultura contadina.
Visitare il forno a
legna sotto la bottega,
Si sale ancora fino a superare le diverse porte
di accesso alla Rocca.
Dopo un primo giro delle mura si entra nel cortile
dove c'è un pozzo decorato
della fine del '300 e in cui
si aprono diverse stanze. Al piano superiore c'è
una
sala con volta a crociera dove sono esposti alcuni
importantissimi affreschi
di Jacopo Avanzi,
che rappresentano esempi rari di pittura laica del XIV secolo.
Un'altra sala, detta Sala dell'Imperatore,
custodisce altri affreschi
dell'Avanzi. Si sale ancora e,
visitando varie stanze che ospitano mostre
d'arte,
si arriva sul terrazzo più alto.
Qui si può godere di un panorama
davvero emozionante:
si dominano le città sottostanti, i monti e le valli e
tutta la
costa romagnola, dalla pineta di Ravenna fino al promontorio
di Gabicce.
La costruzione della rocca viene fatta risalire al 1340
ad opera di Galeotto Malatesta, anche se è probabile che esistesse
già una struttura fortificata; tra
le sue mura hanno soggiornato il re
d'Ungheria Luigi il Grande (1347),
i papi
Gregorio XII (1415) e Giulio II (1507),
Sigismondo re di Boemia e imperatore
(1433) .
Nel 1530 vi morì il principe Costantino Comneno.
La rocca decade sulla
fine del '500 e nel '700
sono asportati diversi materiali utili per altre
costruzioni.
Usciti dalla rocca si prosegua sulla destra per effettuare il giro
della
cosiddetta Ghirlanda, la stradina
che circonda le mura della fortezza.
Sulla sinistra si incontra la chiesa di San Paolo
con la sua
architettura gotica. All'interno si trova un pregiato
crocifisso dipinto su
tavola di scuola riminese del '300.
Da notare il dipinto sull'altare maggiore
attribuito a Bartolomeo Gentile (nato 1465).
Riattraversata la Porta Curina si prenda a sinistra sotto le mura.
Prendendo
la via principale (XX Settembre) quasi in fondo
c'è la Chiesa dell'Ospedale
o Santa Croce.
All'interno si ammirano affreschi di scuola marchigiana del '400.
Chi ha voglia di camminare può risalire la strada selciata
che porta al
Convento dei Cappuccini.
All'interno della chiesa, edificata nel 1574,
si
notino il bel tabernacolo intarsiato e
alcune tele seicentesche.
Uno stradello
poco più in alto del cimitero
porta sulla cima del Monte Auro (m. 485).
Ridiscesi al paese ci si può recare al
Santuario della Madonna di Bonora,
che dista circa 1 km.
Si tratta di uno dei santuari più noti del Riminese;
notevole la raccolta di ex-voto che si trova nella canonica;
fatevi mostrare
quelli dipinti.
L'origine del santuario risale agli inizi del '400
ad opera
dell'eremita Ondidei Bonora.
La
storia di Montefiore
Conca
Già nel primo medioevo Montefiore è sottoposto,
come dimostrano le bolle
papali di Innocenzo II
e Alessandro III risalenti al XII secolo,
alla
giurisdizione di Rimini; nel 1302 il castello
cerca di sottrarsi a questo
dominio ma la
minaccia di un assedio stronca la ribellione.
Con l'avvento al potere dei Malatesta, divenuti
signori indiscussi del Riminese e dei territori vicini,
Montefiore vede il periodo di massimo
splendore:
la potente casata scelse questo paese per edificarvi
una delle più
grandi e imprendibili fortezze,
alla quale venne riconosciuto un ruolo
fondamentale
nella strategia di controllo dei confini del ducato di Urbino,
distante solo poche miglia e governato
dalla temibile famiglia dei Montefeltro.
La rocca viene costruita attorno alla metà del 1300
ed è subito resa dimora
adatta ad accogliere personaggi illustri e,
nello stesso tempo, pronta a
dimostrarsi efficace avamposto militare.
I Malatesta governarono il paese e
tennero la fortezza
per più di cent'anni consecutivi e in essa nacque nel 1377
Galeotto Novello Malatesta, detto, proprio per il luogo
di nascita, Galeotto
Belfiore.
A partire dal 1432 Sigismondo Pandolfo, il più celebre
dei Malatesta che fu
signore battagliero come pochi altri,
esaltò l'importanza strategica del
castello e migliorò la rocca.
Fu in questo periodo che il borgo si ingrandì
dotandosi di istituzioni religiose e civili di grande importanza
sociale come i
monasteri, gli ospedali e il monte di pietà.
La cittadinanza poteva vantare la
presenza di notai,
banchieri, giureconsulti e letterati che
rivestirono
incarichi prestigiosi in tutta Italia.
Nel 1458 la rocca è conquistata da Federico da Montefeltro
ma subito ripresa
da Sigismondo.
Quattro anni più tardi Federico la assedia nuovamente e se ne
impossessa, con gran fatica, per conto della Santa Sede.
Quando per i Malatesta
giunge la disfatta, per Monteriore,
come per gli altri paesi di questa parte
della Romagna,
comincia l'alternarsi di diversi domini: governarono sul paese
i
Guidi di Bagno, i Borgia, la repubblica di Venezia, ed anche
Costantino Comneno
principe di Macedonia che morì proprio
a Monteriore nel 1530.
Dopo di questi il
castello passò definitivamente alla Chiesa.
Nel 1797 Monteriore fa parte della Repubblica Cisalpina.
Una delle figure di
spicco dello schieramento democratico
fu proprio il prete di Montefiore don
Gaetano Vitali,
che avendo tenuto a Rimini due discorsi in difesa della
Repubblica,
fu costretto con la Restaurazione a ritrattare
pubblicamente le
proprie opinioni.
Questo comunque non gli impedì di diventare una figura
intellettuale di primo piano, storico apprezzato, professore
di logica e
metafisica, autore di numerose opere che vanno
dai saggi di filosofia alle
elegie, dalle canzoni per nozze
ad un erudito volume sulla storia di Montefiore.
Quindi mutando bestie e cavallari,
Arimino passò la sera ancora;
né in Montefiore aspetta il matutino
e quasi a par del sol giunge in Urbino.