Il Duomo.
Ospita una bella "Annunciazione" del XV
secolo nonché una
serie di pregevoli tele del Cignani.
La Tribuna.
Si tratta di una serie di fortificazioni a semicerchio,
già facenti parte del castello.
La Roccaccia.
Del potente fortilizio dei conti Guidi rimangono solo
un
torrione decapitato e ruderi di mura.
Vi sarebbe nato Corrado, figlio di
Federico Barbarossa,
la cui consorte fu ospite occasionalmente
dei signori di Modigliana nel 1166.
La casa di don Giovanni Verità.
La modesta abitazione del sacerdote
che dette rifugio
a Giuseppe Garibaldi è oggi sede di un museo che
raccoglie
preziosi manoscritti, incunaboli e cimeli
risorgimentali (fra i quali la
bandiera della
Repubblica Romana del 1849).
Chiesina della Madonna del Cantone.
Custodisce un affresco del '300 e
quattro lunette dipinte
dal pittore macchiaiolo Silvestro Lega.
Da segnalare
anche la Cappella di Gesù Morto
(con sette statue lignee del XVI secolo)
e la
Confraternita della Misericordia
(con una tavola della scuola ferrarese).
Palazzo Borghi-Biancoli.
Secondo i risultati di alcune ricerche
storiche,
nel 1773 vi nacque una bimba dei principi di Orleans,
di passaggio
sotto altro nome e pretendenti al trono.
Si racconta che la piccola fu
sostituita con un maschietto,
figlio del capo delle guardie modiglianesi,
al
fine di garantire la successione.
E così sarebbe stato: il giovinetto regnò col
nome di Luigi Filippo, passato alla storia
come "Filippo Egalité".
La
storia di Modigliana
In competizione con Meldola, reclama il suo buon diritto
ad identificarsi nel
"Castrum Mutilum" attraversato da
Annibale nella sua spedizione contro Roma e
teatro
della sconfitta patita dai Romani per mano dei
Galli Boi nel 201 a.C. Di
una Corte di Modigliana
si parlerebbe comunque sul finire del IX secolo.
Appartenne agli esarchi di Ravenna, poi ai conti
Palatini ed infine ai Guidi,
cui nel 1220 l'imperatore
Federico II concesse di fregiarsi del titolo
di "conti
di Modigliana.
Nel 1337 Modigliana passò ai fiorentini, ai quali -
salvo brevi periodi ed in
particolare un quinquennio
nel quale fu possesso dei Manfredi di Faenza -
rimase
sempre legata.
Leopoldo II, granduca di Toscana, la elevò al rango
di "città nobile", mentre
Pio IX nel 1850
le assegnò una sede vescovile.
Nel 1859 la città insorse contro il granduca,
offrendo poi la cittadinanza a
Garibaldi.
Dal 1755 è sede dell'antica Accademia
degli Incamminati, ricostituita nel
dopoguerra.