Marco
Pantani
Il Pirata
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La vita di Marco Pantani
Marco Pantani nasce in Romagna a Cesena il 13 Gennaio 1970,
rendendo orgogliosi di se mamma Tonina e papà Paolo. Ad attenderlo a casa la
sorella Manola, poco più grande di lui, e nonno Sotero, figura determinante
nella vita di Marco. Pestifero, scalmanato, capobanda, così Pantani amava
definirsi quando ricordava i primi anni di vita. A scuola non aveva grossi
risultati, preferiva investire il tempo dei compiti in quelle che erano le sue
passioni. Il primo sport al quale Marco si avvicina è il calcio, con pochi
riscontri; lui che amava essere il primo in tutto, era messo da parte da chi era
più portato in questo sport.
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Abbandona il calcio e comincia a far gruppo con i
ragazzi ciclisti che si radunavano nel piazzale davanti il suo condominio. Non
passa molto tempo e Pantani è li, con una Vicini grigio metallizzato concessa
dal G.S. Fausto Coppi, a correre con gli altri ciclisti del gruppo. La prima
bici gli viene regalata da nonno Sotero, una vicini Tour de France di colore
rosso e da quel momento diviene il suo gioiello più prezioso; la bici viene
pulita, lavata ed asciugata dopo ogni uscita,
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la compagna perfetta per
le salite di tutta la Romagna. Usciva da solo e mancava tutto il pomeriggio, poi con i
suoi 150 km sulle gambe ritornava soddisfatto a casa a raccontare ai genitori,
preoccupati invece per quel figlio che spariva per ore, le sue imprese; in
gruppo non era da meno, si faceva superare da tutti i ragazzi e proprio quando
cominciava la salita li staccava uno per uno, rimettendosi in testa al gruppo,
cosa che non solo faceva in allenamento ma che avrebbe continuato a fare anche
nelle grandi corse. Era il 22 aprile 1984 e Marco Pantani vince la sua prima
gara come esordiente a Case Castagnola. I successi di Marco non furono numerosi,
considerando che agli esordienti erano dedicati per la maggior parte percorsi
pianeggianti, ma bastava anche solo un cavalcavia per permettere a Marco di
staccare tutti. A 15 anni Marco è nella categoria allievi e nessuno, nè papà
Paolo, nè Vittorio Savini, direttore sportivo di Marco Pantani delle tre stagioni
precedenti, possono dimenticare la vittoria della Forlì-Monte Coronaro. Grandi
imprese, indimenticabili gesta, ma anche indimenticabili cadute; è segnato
proprio da queste il 1986, la prima nella discesa di Sant' Arcangelo dove viene
travolto da un'auto che arrivava dal senso opposto, la seconda vede Pantani
sbattere contro un camion durante una volata con i compagni d'allenamento; nella
prima rischia la vita per lo spappolamento della milza, la seconda gli procura
ferite al volto e la visibile cicatrice sopra il labbro superiore. Finite le
medie, papà Paolo lo convince a iscriversi all'istituto tecnico con indirizzo
radiotecnico di Cesena, ma i progetti di Marco erano altri e prevedevano solo un
oggetto, la sua bici; riparare radio e tv rimarrà comunque un hobby. Non finirà
mai la scuola ma riuscirà a vincere la sfida contro il padre, facendolo sentire
fiero di lui. Nel 1989 passa alla categoria Dilettanti, prima con la S.C Rinascita Ravenna e nel 1990 nel G.S.
Giacobazzi.

A 22 anni vince il Trofeo Matteotti, vince il Giro d’Italia
Dilettanti guadagnando 5 minuti su Casagrande e Belli; oltre alla vittoria Pantani si è guadagnato il biglietto d'ingresso per il mondo del professionismo,
firmando il suo primo contratto con la Carrera-Tassoni. Chiude la carriera
pre-professionale con 4 vittorie da Esordiente, 5 da Allievo, 4 da Juniores e 15
da Dilettante. Il 5 agosto 1992 Marco Pantani debutta ufficialmente nel
professionismo in occasione del Gran Premio di Camaiore. La vera stagione inizia
con la partecipazione al Giro d'Italia dove viene affidato all'occhio vigile di
capitan Chiappucci. Pantani si ritirerà, contro la sua volontà, per problemi di
tendinite, a quattro tappe dalla fine, quando era 18° in classifica generale. La
stagione ‘94 può essere definita quella del riscatto, la prima vera importante
stagione di Pantani. Quarto al Giro del Trentino e al Giro di Toscana, con
questi risultati Pantani si presenta al Giro d'Italia di quell'anno, Giro, che
grazie alle due vittorie di tappa, gli permettono di non esser più l'anonimo
ragazzino romagnolo ma di diventare uno dei nomi più in vista del ciclismo
italiano. La prima tappa che lo vede vincitore è la Linz-Merano: a 3 km dalla
vetta del Passo di Giovo, Pantani è con i primi, raggiunge capitan Chiappucci,
poche frasi ma determinanti, l'ok del capitano per allontarsi dal gruppo e
Pantani va, guadagna in discesa e si ritrova primo nella tappa del giorno con
alle spalle Bugno e proprio capitan Chiappucci. Il giorno dopo, nella tappa
Merano-Aprica, si ripete la scena finale; in fuga il capitano con un gruppetto
di ciclisti, all'inizio del Mortirolo Pantani esce dal gruppo degli inseguitori,
raggiunge il capitano in fuga che anche questa volta gli da l'ok per attaccare,
Pantani va, con il russo Berzin, che cerca di stargli dietro, e Indurain che
invece sale con il suo passo. Sul Santa Cristina, l'ultima asperità della
giornata, Pantani piazza il suo ennesimo scatto e vola da solo a conquistare la
sua seconda vittoria di tappa consecutiva conquistando tutti. Il Giro si chiude
e Marco è li sul podio, secondo, davanti a Miguel Indurain, cosa che quest’ultimo
non gli avrebbe mai perdonato rendendogli la vita difficile al Tour de France di
quello stesso anno. Proprio nella Grande Boucle, Marco si dimostra spettatore
nella prima parte della gara, erano tappe che vedevano solo grandi cronometro,
gare contro il tempo ma non contro la salita e Pantani era li, in attesa della
fase cruciale della gara, quella che vedeva i Pirenei come protagonisti. Su
quelle montagne Pantani comincia a gustare la gara e a farsi osservare dai
tifosi ed esperti dell'ambiente. Mont Ventoux, Alpe d'Huez, Val Thorens, questi
i luoghi che conquistano Pantani e che lo vedono protagonista con i suoi scatti
e il suo carisma. Marco comincia ad esser paragonato a Charly Gaul. Ma Pantani
non era solo bravo, era ostinato, caparbio e non importava il prezzo, ma
l'obiettivo doveva esser raggiunto; questo si può imparare vedendolo nella tappa
di Val Thorens: cade, picchia il ginocchio, il medico gli propone di salire
sull'ambulanza ma lui no, rifiuta, risale sulla bici e a denti stretti vive il
dolore ma giunge all'arrivo riuscendo anche a staccare i grandi rivali. E a
Parigi "Pantanì", come lo chiamavano i francesi, era ancora una volta sul podio,
sul gradino più basso, quello del terzo posto, ma accanto a una realtà del
grande ciclismo, Miguel Indurain, vincitore del suo quarto Tour consecutivo.
Nasce il primo fans-club ufficiale di Marco Pantani, il "Magico Pantani": la
figura del presidente era coperta da Savini, il primo vero sostenitore del
giovane ciclista. La stagione '95 si apre con tanti sogni, con l'obiettivo
puntato sul podio del Giro d'Italia, specie dopo la notizia che Indurain non
avrebbe partecipato al Giro per dedicarsi interamente al Tour. Il Pantani di
quell’anno è sicuramente un Pantani nuovo, sia a livello psico-emotivo, visto il
corposo numero di fans che in poco tempo aveva conquistato, sia nel look, taglia
i pochi capelli che a 25 anni si ritrovava e si presenta completamente pelato,
scelta che lo accompagnerà in tutti gli anni della sua vita. L'allenamento, in
vista dell'inizio del Giro, comincia ad essere sempre più impegnativo e Marco
decide di rifinire la sua preparazione al Giro di Romandia. Era il primo maggio
e in vista delle ore di auto che lo attendevano per raggiungere la Svizzera,
Pantani decide di fare una buona sgambata. Quel viaggio fu però annullato. Ad un
incrocio un'auto non rispetta lo stop, non vede arrivare il ciclista e a Marco
non resta che cercare di bloccare le ruote quando si rende conto della
distrazione dell'automobilista. L'impatto è inevitabile. Poco dopo Pantani si
ritroverà disteso in un lettino dell'ospedale di Rimini senza fratture ma con un
trauma cranico non commotivo, ferita lacerocontusa alla regione temporale
destra, contusioni al ginocchio destro, contusioni alla zona sacrale ed
escoriazioni varie; resta in ospedale per due giorni dove, gli esami fatti,
daranno esito negativo. Rientrato a casa si ricomincia il contatto con la bici.
Le sensazioni non sono buone e questo non può che far pensare ad una sola cosa:
addio Giro. E' così che l'obiettivo di Pantani si sposta dal Giro al Tour de
France passando per il Giro di Svizzera dove vince la tappa La Punt -
Flumserberg. Il Tour di quell' anno vede Pantani vincitore di tappa per ben due
volte; la prima nella tappa Aime - Alpe D'Huez, dove a 13 km dalla vetta
Pantani, sui pedali, si lancia ad inseguire i 13 corridori in fuga. Li supera ad
uno ad uno, raggiunge Gotti che sta in testa al gruppo e passa anche lui.
Percorre così, davanti a tutti, i 21 tornanti del percorso. Ormai è primo. A 250
m dal traguardo non gli segnalano la svolta a sinistra, ma fortunatamente è solo
e l’esito finale non sarà compromesso. La vittoria è di Pantani. La seconda
vittoria è quella sui Pirenei, nella tappa St. Orences de Gameville-Guzet Neige.
Il Tour viene scosso però da un terribile evento, la morte di Fabio Casartelli,
campione olimpionico a Barcellona '92. L'evento sconvolge Pantani, tanto da
incidere sul suo rendimento, tanto da fargli finire la gara staccatissimo e
fuori classifica. La stagione '95 si prolunga ancora per Marco Pantani,
convocato in nazionale per il Mondiale di Duitama, in Colombia. Gli azzurri non
sembrano esser baciati dalla fortuna in quella gara, ma Pantani ce la fa e sale
ancora una volta sul podio, stavolta in maglia azzurra, stavolta per una
medaglia, quella di bronzo. La stagione sta per chiudersi e una delle ultime
fatiche è la Milano-Torino, gara di un giorno che non allettava molto il pirata
ma che serviva come buon allenamento in vista del Giro di Lombardia. Sulla
discesa di Pino Torinese Pantani dà sfogo alla passione per le discese a 80 km/h
e va giù, seguito da Secchiari e Dall'Oglio. All'uscita da una curva i tre hanno
un forte impatto con un'auto che i vigili, pensando che la gara fosse finita,
fanno passare. Frattura scomposta della tibia e del perone per Marco, frattura
del bacino per Secchiari e femore a pezzi per Dall'Oglio. All'evento segue per
Marco un'operazione per fissare le ossa con una placca in metallo.
 
All'incidente seguirono 6 mesi di riabilitazione, mesi che videro
nascere una grande collaborazione tra Marco e il fisioterapista Fabrizio Borra.
In maniera indiretta, senza divisa ciclistica, senza bici e senza scatti,
Pantani partecipa al Giro d'Italia '96; stavolta non come protagonista delle
strade, ma come protagonista della sigla del Giro con la canzone “E adesso
pedala”. La stagione ciclistica '97 lo vede presente in Spagna, alle classiche
della Freccia Vallone e della Liegi-Bastogne-Liegi, ma il chiodo fisso di Marco,
che ormai da tutti è conosciuto come “il Pirata” per la scelta di portare la
bandana in testa al posto dell’anonimo cappellino, non poteva non essere il Giro
d'Italia. La prima parte del Giro non lo vide protagonista; bisognava aspettare
l'ultima settimana, quella delle montagne, per vedere Marco "infiammare". Ma le
aspettative furono vane. Se è vero che un gatto nero non porta bene, allora è
giusto dire che un gatto grigio non è da meno; proprio a causa di un gatto
grigio Marco Pantani è costretto ad abbandonare la gara dopo una caduta che gli
procura una lacerazione del bicipite femorale sinistro con versamento
all'interno del muscolo. Non può non essere indelebile nella mente dei tifosi
l'immagine di Pantani, con il dorsale numero 101, che sale in sella con la
divisa lacerata, ferito e dolorante, circondato da tutta la squadra che con
armonioso silenzio lo spingono per alleviare la sofferenza delle pedalate. Anche
questo Giro è chiuso. Si riparte al Tour. Nessun podio a Parigi, ma Pantani da
quel Tour de France torna a casa con due vittorie di tappa: la prima lo vede
vincitore all'Alpe d' Huez, ancora una volta come nel '95. Questa volta Pantani
scatta al primo tornante e resta in testa fino alla fine della gara mandando in
delirio tutti i tifosi che non avevano dubbi: Pantani è tornato! E di questo
sembra esserne sicuro anche lui, come dimostra all’arrivo, sulla sua bici
gialla, tagliando il traguardo con i pugni chiusi in segno di forza e liberando
il suo corpo con l’urlo di gioia dato dalla conquista. In quella gara Pantani
batte il Pantani del '95 migliorando il suo tempo in salita; 37' 35" record che
ancora oggi detiene. La seconda vittoria si ha nella Courchevel-Morzine,
vittoria inaspettata, anche dal pirata, che a causa di una tracheite non aveva
chiuso occhio tutta la notte inducendolo a dichiarare che la sua partenza il
giorno dopo sarebbe stata incerta. Pantani se ne va sul Col de Joux Plane e con
la stessa grinta che ha nelle salite, affronta la discesa e arriva al traguardo.
Pantani entra di diritto tra i grandi del ciclismo italiano ma la sua
incoronazione mondiale arriva con la stagione '98, con la doppietta Giro-Tour,
roba da grandi, roba da eroi, roba che solo Marco Pantani e pochi altri possono
permettersi. Quell'anno il Giro partiva da Nizza e fino all'undicesima gara
nessuno aveva motivi per esultare le gesta di Marco. Nella tappa che vede
l'arrivo a San Marino, Pantani arriva secondo davanti a Tonkov. Basta una
montagna o un arrivo in salita e Pantani è li, in testa alla gara. Nella
tredicesima tappa, la Carpi-Schio, Pantani è vittima della pioggia, una caduta
fa rischiare il peggio, fortunatamente si rialza e il giorno dopo arriva la
prima vittoria di tappa a Piancavallo, alla fine della quale dichiarerà “E’
stata una vittoria sofferta fino alla fine. Oggi, 4 anni dopo la prima vittoria,
ho confermato di avere coraggio". E di coraggio ne aveva da vendere e se non se
ne ricordava lui, c'era tutto il team a farglielo presente. La "Mercatone Uno"
più che una squadra era una famiglia per Marco, lì, aveva trovato amici e non
solo compagni di squadra. Nella tappa Asiago-Udine la maglia che trionfa è
sempre gialla, sempre Mercatone, ma stavolta è quella di Fabiano Fontanelli che,
alla vigilia dell'ultima settimana di gara e alla vigilia della prima vera tappa
di montagna dedica la vittoria a lui, al Capitano e Amico Marco Pantani. E il
capitano non tradisce le aspettative, proprio nella prima tappa di montagna
Marco cambia maglia, veste la sua prima maglia rosa e la terrà fino all'arrivo a
Milano, fino alla fine del Giro. L'ultima settimana fu una gara sofferta. Il
duello era tra Pantani e Tonkov, era un susseguirsi di scatti, speranze,
energie. La tappa decisiva per il Giro fu la vittoria a Plan di Montecampione.
Mancano 16 km al traguardo. Pantani scatta ma Tonkov è attento e non lo lascia
sfuggire. Testa a testa Pantani - Tonkov. E’ un Tonkov motivato, che non vuol
perdere il giro, il suo risultato in salita è davvero ottimo. Nello scatto
Pantani butta via la bandana, segno che stava bene, segno che la sua grinta in
corpo stava per sfociare in grandi pedalate. Ormai era tattica; Pantani davanti
a Tonkov, non vi era nessun movimento per guardare l’avversario in faccia,
l’unico riferimento era l’ombra della bici che lo seguiva. Getta via occhiali e
pearcing, tutto sembra pesargli. Tonkov non gli lascia un cm fino alla fine
della salita, momento in cui perde la sensibilità delle gambe e delle mani, non
gli resta che mollare. Pantani cerca ancora una volta l’ombra dell’avversario;
ormai è solo. Scatta ancora una volta, la volta decisiva. Tonkov si siede sulla
sella, stanco, sfinito. Il pirata continua a stare sui pedali fino ai 700 m dal
traguardo, fino al rettilineo finale. “Marco Pantani vince, trionfa, alza le
braccia al cielo” così chiude la diretta Adriano De Zan, così tutta l’Italia
capisce chi è il vincitore di quel Giro. Ma il pirata non aveva ancora finito di
stupire e stavolta la sfida non è contro un avversario o contro una salita,
stavolta la sfida è contro il tempo in una di quelle crono che mai hanno legato
con lo scalatore Pantani. E' la penultima tappa, la Mendrisio-Lugano, 34 km di
crono e lui c’è, concentratissimo, deciso; la si può definire la miglior crono
della sua carriera, chiude terzo con, ancora una volta, alle spalle Tonkov. Il 7
Giugno 98 arriva a Milano l'81° Giro d'Italia, Giro che vede Marco Pantani
vincitore. Vincitore della maglia rosa, vincitore della maglia verde e secondo
per la maglia ciclamino. Riesce a mantenere così anche la promessa fatta anni
prima a nonno Sotero: "un giorno vincerò il Giro d'Italia". La vittoria viene
dedicata a Luciano Pezzi, l'uomo che l'ha voluto alla Mercatone Uno e che gli ha
costruito una squadra su misura.
 
Dopo la grande vittoria
del Giro, il tempo da dedicare alla preparazione della Grande Boucle si riduce
notevolmente a causa dei numerosi festeggiamenti e inviti fatti al campione. La
gioia viene ridimensionata dalla morte di Pezzi, il cui cuore non ha retto e non
potrà vedere Marco in maglia gialla sulle strade della Francia. Pantani si
presenta quindi al Tour consapevole dell'insufficiente preparazione atletica.
Ancora una volta Pantani è il protagonista delle montagne. La prima vittoria di
tappa arriva con la Luchon-Plateau de Beille, dove il capitano mette la squadra
davanti e, rispettando i pronostici, scatta e lascia tutti alle spalle. Adriano
De Zan commenta esaltato: “Ha fatto il vuoto in pochi metri!”. Marco dedica la
vittoria a Luciano Pezzi. Nella notte tra il 23 e il 24 luglio i NAS francesi
irrompono negli alloggi degli atleti, un’intera squadra viene trascinata
all’ospedale per controlli: tutti positivi. Il gruppo insorge. I ciclisti si
rifiutano di partire a Tarascon sur Ariège. La mattina successiva si parte con 2
ore di ritardo. Infuria il caso doping e in 3 giorni si ritirano, per protesta,
ben 6 squadre. Pantani si schiera dalla parte dei colleghi. Gli organizzatori
della Grande Boucle sono disperati per aver perso credibilità agli occhi degli
spettatori. Gli organizzatori confidano nelle opere di Pantani per far
emozionare i tifosi e non far allontanare il loro amore per questo sport, e
Pantani non deluderà. E' la quindicesima tappa, la Grenoble-Les Deux Alpes, e
per Marco arriva la seconda vittoria. Il pirata conquista la maglia gialla.
Pantani scala da solo il Col de Galibier, dove si nota un provato Ullrich in
piena crisi. All’inizio della discesa mette i piedi giù dai pedali e i tifosi
temono il peggio; tirano un sospiro di sollievo quando si accorgono che si era
fermato solo per infilare la mantellina anti-vento. Inizia la discesa e si
avventa a tutta velocità verso Les Deux Alpes. Scala con la maestria di sempre
anche l’ultima asperità e arriva in cima con le braccia al cielo. Ullrich arriva
con un ritardo di 9 minuti. Il giorno dopo un'altra tappa di montagna. Ullrich
sfoga tutta la sua rabbia sulla Madeleine, con uno scatto di rara potenza,
Pantani gli sta a ruota e in pochi secondi i due si ritrovano soli al comando.
Si accordano, arrivano insieme al traguardo. Lo scandalo doping non abbandona il
Tour, colpisce il team svizzero Festina. Al 32° km della diciassettesima tappa
il gruppo si ferma, toglie il numero dalle maglie e percorre il resto dei km con
la chiara intenzione di non voler gareggiare. La tappa viene annullata. L'arrivo
a Parigi è per il 2 Agosto e Pantani è li, sul podio, vincitore del Tour de
France, accanto a Gimondi presente in un immaginario passaggio di testimone.
Dopo 33 lunghi anni un italiano risale sul gradino più alto del podio. Nel ’99
Pantani ritorna ad essere protagonista, stavolta accelerando i tempi, dopo solo
una settimana di gara si era già conquistato tappa e maglia rosa nella
Pescara-Gran Sasso. Il giorno dopo l’arrivo della tappa approda nella sua
cittadina; il pirata farà una buona prestazione ma non tale da vincere quella
cronometro, ma non importa, la città non può non gioire per il proprio
concittadino I tifosi lo scaldano con il proprio affetto e continuano ad essere
presenti anche quando Marco non è il primo a tagliare il traguardo. All’alba del
giorno dopo i medici dell’UCI lo svegliano a sorpresa per un controllo del
sangue, il valore dell’ematocrito del pirata è sotto la soglia consentita; ci si
rimette in bici e si parte per la nuova tappa, si riparte per altre vittorie.
Tappa Racconigi–Oropa; proprio mentre le asperità si fanno più dure e il ritmo
dei ciclisti più intenso, proprio nell’attacco della salita finale, Pantani è
vittima di un problema, salta la catena della bici, questo lo costringerà a
scendere e a rimetterla a posto senza aiuto dell’ammiraglia, facendogli perdere
30 secondi. Il pirata risale in bici e spinto dalle sue qualità naturali miste
alla rabbia di quanto accaduto, raggiunge il gruppo e supera 49 corridori.
L’ultimo a essere raggiunto è il francese Jalabert che dovrà letteralmente
spostarsi per non essere travolto dalla foga di Pantani. Non c’è spazio per
nessuno neanche nella tappa Castelfranco Veneto-Alpe di Pampeago; ormai è
assodato, la Mercatone Uno non vuole vincere quel Giro, lo vuole stravincere.
Siamo così arrivati al 4 giugno, 9 km separano il gruppo maglia rosa dal
traguardo e il pirata ha un ritardo di 35” sui fuggitivi. Mancano solo 4 km
all’arrivo a Campiglio quando il pirata scatta, raggiunge i fuggitivi e lascia,
ancora una volta, tutti dietro di se. Nella classifica generale è primo a più di
5 minuti da Savoldelli, secondo in classifica. Ormai il vincitore di quel Giro è
designato: è Marco Pantani. Quell’ultimo scatto è l’inizio del suo show,
l’inizio dello spettacolo che lo vede unico protagonista, dimostrazione che
ancora una volta, il più forte è lui. Arriva al traguardo sui pedali e con le
mani basse, all’arrivo non alzerà neanche le mani in segno di vittoria ma il suo
sorriso vale più di mille parole e di mille gesta. E bisognerà rivederlo
centinaia di volte quel sorriso e imprimerlo bene nella memoria perché quella
tappa rappresenterà l’ultima sua vittoria in maglia rosa e la ragione
dell’ultimo vero sorriso. La giornata del 5 giugno inizierà prima del previsto.
Alle 7:15 i medici dell’UCI sono già alle prese con l’ennesimo esame del sangue
per Marco Pantani. Con la fine del Giro d’Italia ormai alle porte, con la maglia
rosa addosso, due prelievi già effettuati in precedenti tappe che avevano dato
esito negativo, il pirata si trova ancora una volta davanti a quei medici per
l’ennesimo controllo. L’umore del campione era quello di chi viene svegliato
prima del previsto, con sulle gambe i km delle tappe precedenti e con il
pensiero di chi ne deve ancora percorrere; nessuna preoccupazione per le
analisi. Il responso dei medici invece boccerà quella sicurezza personale e
proclama un valore inatteso: 52 quel valore significava valore fuori norma,
significava abbandono della maglia rosa, della gara e del titolo di vincitore.
La disperazione di Pantani e del team, che seguì a quel valore, non fu tanto per
la perdita di una vittoria che già ci si sentiva in tasca, quanto per
l’assurdità dell’evento. L’accoppiata “Pantani” e “fuori norma” non era
un’accoppiata possibile. Si parla subito di complotto ai danni di Marco Pantani.
Arriva la disperazione di Marco, il non accettare la situazione, il cercare di
capire perché lui, a chi potesse star scomodo, chi poteva volere Pantani fuori
dai giochi. Le motivazioni che possono far pensare a un complotto sono diverse,
prova determinante sono le “voci di corridoio” della sera prima che parlavano di
un Pantani assente dalla partenza di Campiglio nella mattina successiva, proprio
in quel 5 giugno. A quel valore fuori norma segue la richiesta di un nuovo
prelievo per ripetere le analisi. La proposta viene rifiutata in quanto non
consentita. Le analisi vengono ripetute sullo stesso campione di sangue e
l’esito non poteva che essere identico. Il regolamento non prevedeva
controanalisi diverse, grossa lacuna il prendere in considerazione solo un
possibile errore meccanico e non un possibile “errore” umano. Le controanalisi
vengono fatte perché si pensa che le macchine siano state tarate erroneamente e
non si pensa che qualcuno poteva, anche non volutamente, alterare il campione di
sangue. Pantani farà delle analisi in un centro esterno e questo non confermerà
l’esito dei medici UCI, ma a quel punto nessuno gli crede. Pantani deve tornare
a casa e non perché, come crede lui, è stato vittima di un complotto in quanto
elemento scomodo, quanto per “preservare” la sua salute. Viene abbandonata la
maglia rosa e ritirati alla cassa 15 giorni di squalifica. Le sue dichiarazioni
all’uscita dell’hotel furono: “Credo che c’è qualcosa di strano, sono ripartito
dopo dei grossi incidenti ma moralmente credo che questa volta abbiamo toccato
il fondo”. Con una felpa grigia addosso, l’umore in tinta con l’abbigliamento e
circondato da numerosi carabinieri, viene scortato fino all’auto, sale e se ne
va. Con quella macchina se ne va il campione, l’uomo, lo sportivo, lo scalatore,
colui che aveva permesso al ciclismo di avere risonanza internazionale, colui
che aveva fatto battere all’impazzata i cuori dei tifosi e che aveva permesso di
piangere di gioia ad ogni sua vittoria. Con quell’auto se ne va Marco Pantani e
sfortunatamente, per chi ama il ciclismo, Marco Pantani non tornerà più. PANTANI
QUELLA MATTINA SMETTE DI VIVERE E COMINCERÀ SOLO AD ESISTERE. La squadra rifiuta
di presentarsi alla partenza della tappa; senza il Capitano non si va da nessuna
parte. Savoldelli, secondo in classifica generale, diventato primo per
l’esclusione di Pantani, rifiuta di indossare la maglia rosa, il falco non si
vuole appropriare di roba che non si è guadagnato. Da quel giorno è un
susseguirsi di interviste, articoli, dichiarazioni su giornali, quotidiani,
riviste, internet e tv. Tutti contro uno, tutti contro Pantani. Sembra aver
inizio la corsa al premio “chi gli fa più male”: accuse, etichette di dopato, a
quel ciclista che non è stato mai trovato positivo, ci si inventa di tutto, più
si facevano accuse e più ci si sentiva grandi. Grandi si saranno sentiti anche
quei ciclisti che finalmente vedevano volare via l’ostacolo più difficile da
superare. In molti si saranno fatte grasse risate, in molti avranno festeggiato,
visto che le voci di corridoio della sera prima non erano poi così tanto
infondate. Ed è tutto questo clima, questa sfiducia e questo etichettamento che
gira intorno al pirata, che lo allontanano sempre più. Vane sono state le sue
dichiarazioni, vani sono stati i tentativi di dialogo; Marco non ci stava,
ancora una volta era la voce fuori dal coro, ancora una volta andava avanti con
le sue idee anche se gli sarebbe costato meno accettare silenziosamente i 15
giorni di squalifica. Accettarli e tornare sulle strade come se nulla fosse
successo nulla significava però far passare per reali le dichiarazioni fatte
sulla sua persona e questo Marco non poteva accettarlo. Pantani non parteciperà
al Tour ’99, il dolore dato dal 5 giugno e la sfiducia per quello sport che
aveva sempre amato non lo aiutano a reagire. Il Tour de France sarà vinto da
Lance Armstrong il quale affermerà che il vincitore sarebbe stato probabilmente
diverso se avesse partecipato Marco Pantani. E su questo i tifosi non possono
che dargli ragione. L’atmosfera amicale che aveva sempre regnato nella Mercatone
Uno, nel 2000 sembra cambiare, Pantani non è più il Marco di una volta e il
pensare che anche i suoi compagni lo vedono con un occhio diverso lo fa sentire
un estraneo in quella che era la sua seconda casa. Le sensazioni in gara non
sono eccezionali, ma quando mancavano le vittorie a far riempire il cuore,
arrivano i suoi gesti a colmare quel vuoto. Sull’ Izoard Marco scatta più volte
per fiaccare la resistenza dei maggiori rivali, ma vedendo il compagno Garzelli
in difficoltà decide di aspettarlo e di rinunciare alla sua azione. Si mette a
disposizione di Garzelli, gli passa anche le borracce che lui stesso era andato
a prendere in ammiraglia, lo scorta fino ai piedi della salita che conduceva al
traguardo, solo allora mette da parte il suo servizievole aiuto e corre verso il
traguardo, ma ormai era tardi, arriva secondo a Briancon. In un dialogo
confidenziale successivamente dirà: “oggi ho voluto far capire che il capitano
ha bisogno dei suoi gregari, ma quando un gregario ha bisogno del capitano, il
capitano è il primo che deve dimostrare di poter dare un aiuto”. Dopo 13 mesi e
8 giorni, Pantani è ancora su quell’oggetto che ha segnato tutta la sua vita e
su quella sella che gli permetterà di scrivere un altro capolavoro ciclistico.
Siamo sul Mont Ventoux, monte ventoso, e si toccano i 1700 m di altezza. La
respirazione diventa più difficile ma, ne le asperità ne la respirazione
difficoltosa, sembrano fermarlo. Continua a salire col proprio passo, dopo aver
emozionato con una serie dei suoi scatti, supera Ullrich e Armstrong; quest’ultimo
non se lo lascia scappare, ormai la sfida è tra i due. C’è intesa, oltre
all’indiscussa rivalità, e i cambi sono regolari. La curva conclusiva vede
Pantani tagliare il traguardo e mister Lance arrivare secondo in maglia gialla.
Ma Pantani non ama molto tagliare il traguardo in compagnia di altri corridori e
dovrà aspettare qualche giorno per potersi gustare uno dei suoi arrivi
trionfali, bisognerà attendere Courchevel. All’attacco decisivo del Panta,
Armstrong non risponde e arriverà con 5’ 34” di ritardo. Alla fine della gara il
texano dichiarerà di aver sbagliato nel regalare la vittoria del Mont Ventoux
perché quel giorno lui era superiore a Pantani, cosa che non poteva non dare
fastidio a quest’ultimo che non si era mai fatto regalare nulla e si era sempre
tutto guadagnato. Ai tifosi non può che nascere un sorriso se si ripensa
all’opera di un Pantani con una preparazione di 23 giorni e un Armstrong che
aveva puntato tutta la stagione sul Tour. Ancora una volta i confronti non
reggono. Il Tour sarà abbandonato da Pantani poco dopo, per una forte crisi
intestinale.
 
Alla fine dell’estate
2000, Pantani comincia a prepararsi per le Olimpiadi di Sidney. Si presenta a
Roma per gli esami imposti dal CONI. Nonostante il valore dell’ematocrito fosse
nella norma, variava a seconda del laboratorio di analisi. Alla vigilia delle
Olimpiadi scoppia polemica tra il CONI e la Commissione scientifica e
antidoping; quest’ultima evidenziava in una lettera confidenziale, che divenne
però subito di dominio pubblico, l’anomalia su una variazione del tasso di
ematocrito. Gimondi si schiera senza nessuna preoccupazione dalla parte di
Pantani dichiarando che non gli era pervenuta nessuna comunicazione di valori
preoccupanti su nessun suo atleta e che quindi sicuramente quelle anomalie non
riguardavano Pantani; ancora più forte la presa di posizione del presidente
dell’ Associazione corridori che parla di malafede di chi vuol mettere in
cattiva luce atleti italiani anche davanti a dati evidenti, quali la negatività
ai controlli medici disposti dal CONI. Ancora una volta per Pantani l’ambiente
era soffocante, continuavano a nascere dichiarazioni negative infondate, cosa
che lo fecero pentire di aver accettato la convocazione in nazionale facendogli
perdere la serenità del vivere quell’importante evento. La gara olimpica fu un
insuccesso per tutti gli italiani partecipanti, il percorso non sposava le
caratteristiche di questi, ma anche in questo caso le maggior critiche furono
fatte a Marco Pantani. La stagione del 2001 si apre con la partecipazione al
Giro del Trentino, che sarebbe servita a Marco come preparazione al Giro
D’Italia e soprattutto al Tour de France che voleva conquistare, specie dopo le
vicende della stagione precedente. Proprio durante il Giro del Trentino arriva
una notizia inaspettata: Leblanc, patron della Grande Boucle, chiude la porta in
faccia a Marco Pantani e alla Mercatone Uno non permettendogli di partecipare.
Un altro boccone difficile da mandare giù.
 
Le notizie che
arrivano su Marco Pantani negli anni 2001 e 2002 sono poche, frammentarie e per
nulla incoraggianti; si parla di depressione, si parla di uso di droghe. Pantani
diventa, agli occhi dei più, invisibile. Ai tifosi non resta che sperare in un
suo ritorno, in un ritorno di emozioni, di scatti, di vittorie. Rimarranno
sempre vicini al proprio pirata; saranno sempre presenti sulle strade delle
maggiori corse di stagione con uno striscione, con una maglia e portando i suoi
colori lo inciteranno per un ritorno sulle strade. Quei tifosi rivedono il loro
campionissimo al Giro d’Italia del 2003, invecchiato dal dolore, ingrassato
dall’assenza di attività fisica e con gli occhi tristi di chi non sa più cosa
sia la serenità, la gioia e il piacere della vita. Promette che in quel giro
avrebbe regalato una delle sue imprese e il pirata mantiene sempre le promesse.
Bisognerà attendere la tappa del Monte Zoncolan per rivedere quel Pantani che
faceva mancare il fiato con i suoi scatti. Bastava poco per far gioire ancora
una volta quei tifosi orfani del loro campione. Uno, due, tre scatti, Pantani
c’era e tutti erano li a spingerlo virtualmente per non far mollare quell’omino
che ancora una volta riusciva a far infuriare gli avversari, e in particolar
modo in quella occasione la maglia rosa Simoni che non è riuscito a metter da
parte la voglia di primeggiare. A un km dall’arrivo Pantani comincia a sentire
il fiato mancare, a sentire la stanchezza e concluderà la tappa arrivando quinto
ma avendo regalato una delle sue spettacolari imprese. Proprio su quel Monte con
pendenze che toccavano anche il 22 proprio con quella impresa, mantenendo la
promessa di una bella impresa, Marco Pantani si farà vedere in veste di ciclista
per l’ultima volta. Sparisce nuovamente. Finisce la stagione sportiva. Arriva il
nuovo anno, il 2004, e il nome di Marco Pantani riempie nuovamente le pagine dei
giornali e i blocchi dei vari tg; è il 14 Febbraio, il giorno degli innamorati,
e ancora una volta Marco Pantani, il pirata nazionale, l’uomo Mercatone, quello
che ha fatto piangere di gioia chi ama il mondo del ciclismo e non solo, fa
nuovamente scendere le lacrime sul volto della nazione intera, stavolta lacrime
di dolore, stavolta per piangere la sua morte. Marco Pantani sarà ritrovato
morto in una camera del residence Le Rose di Rimini, stroncato da un’overdose di
cocaina. Se n’è andato e stavolta per sempre. Giunge la morte fisica dopo la
morte psichica del 5 giugno ’99. Disperazione, sgomento, paura, dolore e vuoto,
ecco cosa lascia a chi lo ha e continua ad amarlo, un immenso vuoto che rimarrà
incolmabile.

Rossella Vilardi
La vita di Marco Pantani è le immagini dono tratte dal sito ufficiale
www.pantani.it
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