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Rappresentazione della Mora romagnola (1946)
La Mora romagnola è una razza che può
essere inserita a pieno titolo non solo nella tradizione, ma anche nella
cultura del territorio romagnolo.
Non è infatti un caso che sia un antenato della Mora ad essere raffigurata
nelle scene pastorali scolpite nelle cattedrali romaniche della pianura padana
o dipinte in quadri e in affreschi medioevali e rinascimentali .
Parliamo di epoche in cui i maiali venivano allevati allo stato brado nei
boschi, in spazi dove potevano muoversi liberamente, rimanendo per questo
motivo magri e snelli, con zampe lunghe e sottili .
I maiali di allora assomigliavano decisamente ai cinghiali, con i quali non
era difficile avessero un incontro, sia per nutrimento (si cibavano infatti di
ghiande, castagne, radici e frutti del sottobosco), sia per i tratti somatici
(testa, grifo, orecchie, setole e conformazione ).
Secondo Baldelli (1999) il progenitore della Mora romagnola potrebbe essere stato il
Sus
Celticus di cui troviamo riferimento nel trattato De re rustica di Varrone .
Infatti, già al tempo dei romani, viene citata una razza suina “data dalla
natura per farne lauti banchetti….La prova che sono ottimi è che ogni anno
importano a Roma dalla gallia cisalpina tre o quattro mila pezzi di carne
suina”.

Rappresentazione del lavoro del porcaro nel
mese di ottobre
in un bassorilievo del XII secolo .Verona, protiro della chiesa di S.Zeno
Questi animali erano solitamente
allevati in pascoli acquitrinosi perché “esso ama non solo l’acqua ma anche il
fango...è un bestiame, questo, che si nutre soprattutto di ghiande, in secondo
luogo di fave, d’orzo e d’ogni altro genere di biade, ciò non solo li rende
grassi ma rende anche saporita la loro carne .” “D’estate si conducono al
pascolo la mattina e, prima che cominci la calura, si spingono in luoghi
ombrosi specialmente dove c’è acqua mentre d’inverno non sono condotti a
pascolare prima che si sia sciolto il gelo” .
L’importanza del “sus” rimase tale come la tecnica d’allevamento fino al
medioevo, periodo in cui il maiale assunse un ruolo di primo piano
nell’economia e nelle abitudini alimentari .
Questo cambiamento fu determinato soprattutto da due eventi :
I. Le modificazioni del paesaggio, che, con la crisi agricola e demografica
iniziata nel III-IV secolo, vide grandemente estendersi le aree incolte e
boschive, adatte all’allevamento brado dei suini ;
II. Il progressivo assorbimento dei modi di vita propri delle popolazioni
germaniche, che a ondate successive si stanziavano nella valle padana .
Ma decisiva fu soprattutto l’invasione longobarda (569 d. C.), che a poco a
poco diffuse consuetudini economiche e alimentari diverse da quelle romane ;
fra queste consuetudini, nate in una civiltà seminomade, che amava sfruttare
la natura per ciò che spontaneamente offriva, aveva un posto di grande rilievo
l’utilizzo dei boschi per il pascolo dei suini .
Si arrivò, quindi, ad avere una presenza massiccia di aree incolte : boschi,
paludi, pascoli naturali .
Boscaglie di pini e lecci coprivano le zone costiere; faggi e conifere
regnavano sulle alture montane; salici, pioppi, ontani, tigli accompagnavano i
corsi d’acqua .
Le aree alberate presero talmente tanta importanza come disponibilità di
alimento per i suini da essere misurate nel corso degli anni non come
estensione ma in densità di maiali; ad esempio “il bosco di Alfiano può
ingrassare 700 porci” ed era questa l’unica stima che si faceva visto che si
riteneva il dato più utile da fornire .

Jean Colombe, mese di novembre .”les très riches
heures de Jean de Berry” Chantilly, Musée Condé
Riferimenti
storici Pag02
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