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Nel panorama della suinicoltura
mondiale è evidente che la Mora romagnola riveste un ruolo insignificante sia dal punto
di vista numerico sia dal punto di vista riproduttivo e produttivo .
Infatti le scrofe dell’ormai omnipresente Large white, grazie a una selezione
spinta di più di cento anni, oggi riescono a produrre una media di nove
suinetti al primo parto e circa undici nei successivi .
I piccoli nascono nella stragrande maggioranza dei casi con un peso superiore
al kg, scongiurandoli praticamente dalla possibilità di una morte neonatale .
Gli incrementi di peso e gli indici di conversione sono stati talmente
studiati e migliorati negli anni da far raggiungere a tutti gli animali,
uniformemente, il peso della macellazione ottimale per la lavorazione
industriale (160-170 kg) in un arco di tempo che si aggira ai nove mesi .
Un caso particolare rappresentano, poi, gli ibridi commerciali delle case
genetiche che sfruttando, oltre alle caratteristiche miglioratrici dei
riproduttori, l’eterosi, riuscirebbero a raggiungere gli obiettivi di ingrasso
anche in tempi minori .
Questi animali vengono però limitati nella loro deposizione di muscolo, nel
caso vengano destinati alla produzione del suino pesante, da una dieta carente
di un aminoacido fondamentale
(lisina) in modo da ridurre l’assorbimento delle varie sostanze nutritive
altrimenti l’industria di trasformazione si troverebbe a lavorare carni
“troppo giovani” che darebbero sicuramente problemi nella fase di stagionatura
e conservazione .
Il confronto è impari anche rispetto agli incroci diretti tra la Mora e il
famoso”York” inglese importato alla fine del 1800 .
Infatti come descritto nelle tesi di laurea di Gaetano Casadio (1934) e
Umberto Neri (1955) i soggetti derivati dal meticciamento della razza Mora con
i verri “S.Lazzaro e Bastianella” (Large White) “riescono a raggiungere in 24
mesi il peso di 400 kg e più” .
Vista, però, all’interno del contesto nazionale e delle razze autoctone
Italiane la Mora Romagnola si posiziona sicuramente nel gradino più alto del
podio qualità .
Benché la sua produttività non raggiunga livelli altissimi (6-7 suinetti per
parto) e i suoi incrementi siano modesti non vi sono altre razze che riescono
ad avere performance migliori in relazione a questo carattere .
Da mettere in evidenza è anche che a parità di condizioni di allevamento
(semibrado) è l’unica che, da standard, riesce a raggiungere determinati pesi
(160kg) dai quali le altre razze sono ben lontane .
Inoltre appare decisamente superiore dal punto di vista morfologico in quanto
risulta ben sviluppata tutta la fascia lombare, si ha una buona proporzione
tra i quarti anteriori e posteriori e i prosciutti risultano ben conformati e
di un peso rilevante rispetto all’intero animale .
Sono già state evidenziate le
caratteristiche del grasso che possiede peculiarità proprie, tipiche della
razza, che si discostano da quelle di qualsiasi altro maiale .
In particolare è da sottolineare la sua tipicità e la sua omozigosi per i
caratteri distintivi della razza che si manifestano nella quasi totalità dei
riproduttori e si trasmettono in maniera univoca di generazione in generazione
senza lasciare interpretazioni di alcun tipo come succede, per esempio, per
quanto riguarda la fasciatura della Cinta Senese che in alcuni soggetti è
pressoché inesistente o per il mantello del Nero siciliano che fino a poco
tempo fa ammetteva anche soggetti con faccia parzialmente o totalmente bianca
(suino facciolo) e più raramente con fascia bianca che circonda il tronco
all’altezza delle spalle comprendendo gli arti.

Particolare della linea sparta dorsale con evidente ritorno del pelo
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